
Le Meridiane incantano la Reggia di Caserta in un pomeriggio denso di parole e memoria, trasformando l’Archivio di Stato in un luogo di racconto e riscoperta. Nell’ambito della rassegna Caserta la città delle donne, la collana editoriale diretta da Isabella Pedicini per De Nigris Editori ha portato al centro della scena tre storie femminili del Sud, restituite attraverso lo sguardo e la scrittura di tre autrici contemporanee. L’atmosfera della Reggia, con i suoi soffitti affrescati e le sale cariche di stratificazioni storiche, ha fatto da cornice ideale a un progetto che nasce proprio dal desiderio di riannodare i fili della memoria.
Il cuore dell’incontro è stato il dialogo tra la curatrice e le autrici. Isabella Pedicini ha illustrato la visione che anima la collana, sottrarre all’oblio figure femminili meridionali che hanno inciso nella cultura, nella politica, nel cinema e nelle tradizioni popolari, ma che non sempre hanno trovato spazio adeguato nei manuali ufficiali. Non si tratta di celebrazioni retoriche, ma di ricostruzioni attente, capaci di restituire complessità e contraddizioni.
Ogni volume della collana nasce da un lavoro di ricerca documentale accurato, ma si apre a una scrittura narrativa che rende accessibile e coinvolgente il racconto biografico. In questo senso, la presentazione alla Reggia ha rappresentato non solo un momento editoriale, ma un atto simbolico, portare le storie delle donne del Sud in uno dei luoghi più rappresentativi della storia istituzionale campana.
Tra le protagoniste della serata, Fuani Marino ha raccontato il suo lavoro su Francesca Nobili Spada, protagonista del volume La resa. Marino ha spiegato come la figura di Nobili Spada incarni le tensioni di un’intera generazione di donne impegnate politicamente, spesso costrette a confrontarsi con ambienti ostili e con un sistema che lasciava poco spazio alla loro autodeterminazione. Il titolo scelto non allude a una sconfitta, ma a un momento di consapevolezza, alla presa d’atto del prezzo pagato per la libertà personale e intellettuale. Attraverso documenti, testimonianze e una scrittura intensa, il libro restituisce il ritratto di una donna capace di attraversare il proprio tempo senza rinunciare alla propria identità.
La regista Giuseppa Vittorini ha invece riportato l’attenzione su Elvira Notari, pioniera del cinema italiano e fondatrice della Dora Film. Vittorini ha evidenziato come la Notari sia stata una figura straordinariamente moderna, capace di raccontare la vita quotidiana del popolo napoletano con uno sguardo realistico e sensibile. Le sue opere, spesso censurate, anticipavano per linguaggio e tematiche quello che sarebbe stato definito neorealismo. Raccontare oggi Elvira Notari significa restituire alla storia del cinema italiano una protagonista femminile che seppe essere imprenditrice, artista e innovatrice in un contesto dominato dagli uomini. La narrazione proposta nel volume mette in luce non solo la dimensione artistica, ma anche il coraggio imprenditoriale e la capacità di costruire una visione autonoma.
A completare il quadro, la giornalista Raffaella R. Ferré ha presentato il suo libro dedicato a Jeanne Caròla Francesconi, figura centrale nella codificazione della cucina napoletana del Novecento. Con Vita fuori menù, Ferré ha mostrato come la gastronomia possa diventare linguaggio culturale e spazio di affermazione femminile. Francesconi non si limitò a raccogliere ricette, ma trasformò il sapere domestico in patrimonio condiviso, contribuendo a definire un’identità culinaria che ancora oggi rappresenta Napoli nel mondo. Il racconto della sua vita intreccia tradizione e modernità, sfera privata e riconoscimento pubblico.
La partecipazione del pubblico è stata attenta e coinvolta, le domande emerse hanno confermato quanto sia forte l’esigenza di rileggere il passato attraverso prospettive nuove, capaci di includere e valorizzare le esperienze femminili. L’incontro si è così trasformato in uno spazio di confronto collettivo, dove la memoria non è rimasta materia statica, ma è diventata strumento di consapevolezza.
In un luogo dove la storia è custodita tra faldoni e documenti, la parola ha assunto un valore particolare. Le Meridiane hanno dimostrato come l’editoria indipendente possa contribuire a riscrivere il racconto culturale del territorio, offrendo nuove chiavi di lettura e restituendo centralità al Sud non come periferia, ma come spazio di produzione intellettuale e creativa. La luce simbolica evocata dal nome della collana ha attraversato le sale della Reggia, segnando un tempo nuovo per la memoria delle donne meridionali.
armando de nigris
Marzo 8, 2026